
Il 1° aprile 2002 segna una data storica per la giustizia internazionale: entra ufficialmente in vigore la Corte Penale Internazionale (CPI), con sede all’Aia, nei Paesi Bassi. L’istituzione, nata dal Trattato di Roma del 1998, ha il compito di giudicare individui accusati di crimini di guerra, genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione.
La CPI rappresenta il primo tribunale penale internazionale permanente e opera in maniera indipendente rispetto all’ONU, sebbene collabori con essa. La sua creazione è frutto di decenni di tentativi per istituire un organo in grado di perseguire i più gravi crimini internazionali, evitando l’impunità per dittatori, leader militari e altri responsabili di atrocità.
L’idea di una corte internazionale risale al Dopoguerra, con i Processi di Norimberga e Tokyo, ma solo dopo le guerre nei Balcani e il genocidio in Ruanda negli anni ‘90 la comunità internazionale ha accelerato i lavori per un tribunale permanente. Il Trattato di Roma, firmato il 17 luglio 1998, ha stabilito la nascita della CPI, diventata operativa con la ratifica di almeno 60 Stati entro il 2002.
La CPI interviene quando i tribunali nazionali non possono o non vogliono perseguire i responsabili di gravi crimini. Può aprire indagini su richiesta di uno Stato membro, del Consiglio di Sicurezza ONU, o d’ufficio attraverso il Procuratore della Corte.
Ad oggi, oltre 120 Paesi hanno ratificato il trattato, mentre alcune nazioni, tra cui Stati Uniti, Russia e Cina, non riconoscono la giurisdizione della Corte.
Da quando è operativa, la CPI ha indagato e processato diversi leader accusati di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui:
Omar al-Bashir, ex presidente del Sudan, accusato di genocidio nel Darfur.
Joseph Kony, leader del Lord’s Resistance Army in Uganda, ricercato per crimini contro l’umanità.
Vladimir Putin, con un mandato di arresto emesso nel 2023 per crimini di guerra in Ucraina.
Nonostante critiche e sfide politiche, la Corte Penale Internazionale rappresenta un baluardo nella lotta all’impunità per i crimini più gravi. La sua istituzione ha segnato un punto di svolta per il diritto internazionale, rafforzando la convinzione che nessun leader sia al di sopra della legge.