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“Il comparto industriale in Irpinia, ma non solo, è sempre più in difficoltà. Le politiche del lavoro debbono essere al centro dell’attenzione delle istituzioni. Ma senza una strategia di intervento non si va da nessuna parte”. Ad affermarlo è Massimo Picone, coordinatore provinciale della Cisal e commissario del sindacato autonomo dei Metalmeccanici.
“Sempre più spesso – prosegue il dirigente Cisal – il destino degli stabilimenti, la loro missione produttiva o addirittura la chiusura di una fabbrica vengono decise lontano dai territori o sono l’effetto di dinamiche esterne alla produzione. Succede addirittura che chiudano i battenti aziende a cui non mancano commesse, casomai per ragioni di ordine finanziario che nulla hanno a che vedere con lo stato di salute dell’impresa, ma sono la conseguenza di riassetti interni o di scelte speculative. Oppure sempre più spesso, accade che i vertici di un gruppo decidano la delocalizzazione di un settore produttivo, per massimizzare i profitti, nonostante abbiano beneficiato di risorse pubbliche per gli investimenti, dimenticando che i risultati dell’azienda dipendono dal lavoro di donne e uomini, che da un giorno all’altro rischiano di trovarsi senza più un’occupazione. Una situazione che nelle areee interne e nel Mezzogiorno diventa ancora più drammatica.
Si apre così, perchè indotta dall’alto, una “guerra tra poveri” e tra territori, in difesa o in cerca di lavoro.
Alla luce delle esperienze che stiamo vivendo e che in questi anni abbiamo vissuto in Irpinia, quindi, vogliamo esprime la nostra solidarietà ai 38 lavoratori della Mecoser di Casalnuovo di Napoli, che rischiano di restare senza un’occupazione, perchè i vertici dell’azienda, che produce container, ha deciso di delocalizzare.
Soltanto se si afferma una logica solidale e se si inquadra le specifiche vertenze dentro un’unica rivendicazione complessiva è possibile affermare la dignità del lavoro e dei lavoratori”.
Una questione sulla quale è intervenuto anche il segretario regionale della Cisal Metalmeccanici, Antonio Fiore, in prima linea nella mobilitazione della Mecoser: “In tutta la Campania siamo impegnati nella difesa dei livelli occupazionali e dei sacrosanti diritti dei lavoratori. Soprattutto nei nostri territori fare impresa non può essere solo una questione di profitto, ma assume una rilevanza sociale. Un’azienda con 46 anni di attività alle spalle e con commesse internazionali rischia di chiudere o lasciare a casa gli operai, perchè improvvisamente ha deciso di vendere lo stabilimento e delocalizzare o cedere la produzione, quando soltanto 8 mesi fa aveva programmato e avviato la costruzione di un secondo stabilimento. Una situazione incomprensibile e inaccettabile, che lascia nel guado i lavoratori, che tra qualche giorno non disporranno più nemmeno della cassa integrazione”.