Il ritorno del riso in Campania: dalla tradizione borbonica all’innovazione sostenibile

Il ritorno del riso in Campania: dalla tradizione borbonica all’innovazione sostenibile

La Piana del Sele, celebre per l’allevamento di bufale e la produzione della mozzarella di bufala campana DOP, sta vivendo una sorprendente rinascita agricola con la coltivazione del riso. Dopo 200 anni, questo cereale fa il suo ritorno in un territorio che, in passato, vantava una solida tradizione risicola, interrotta nel 1820 da un editto borbonico per contrastare la malaria nelle zone paludose.
Grazie all’iniziativa di Hera dei Campi, nuovo brand dell’azienda Ellebi, e alla collaborazione tra agronomi, istituti di ricerca e aziende agricole locali, la coltivazione del riso in Campania si evolve con metodi innovativi. Le risaie non sono più allagate come nel metodo tradizionale, ma sfruttano la coltivazione in serre fredde e un sistema di irrigazione a goccia, riducendo così lo spreco d’acqua e l’impatto ambientale. Questo approccio favorisce un’economia circolare, alternando la coltivazione del riso con quella degli ortaggi a foglia, ottimizzando le risorse del suolo.
Tra le varietà prodotte spicca il Magnum, un riso a chicco extra-large, il doppio del Carnaroli, nato dall’incrocio tra un riso italiano da risotto e il profumato Jasmine thailandese. Questo ibrido, premiato con il Platinum al Merano Wine Festival 2023, sfrutta le condizioni climatiche uniche della Campania per ottenere un prodotto dalle caratteristiche distintive.La rinascita del riso nella Piana del Sele non è solo un ritorno alle origini, ma una sfida all’agricoltura del futuro, tra innovazione, sostenibilità e qualità.Il ritorno del riso in Campania: dalla tradizione borbonica all’innovazione sostenibile